Giurinsta
IL CONTESTO
Andrea D’Ambrosio ha scelto di fare l’avvocato per una battuta da bambino rivolta ai genitori in lite. Ironia della sorte, è andata esattamente così. Dopo anni nel diritto civile e penale, ha visto quello che tutti ignoravano: chi costruisce su internet — creator, startup, freelance, innovatori — spesso non ha nessuno dalla sua parte quando le cose si complicano. Giurinsta nasce per colmare quel vuoto.
IL PROBLEMA
Il diritto digitale e creativo è un settore giovane, ma chi lo comunica ha quasi sempre due opzioni: sembrare uno studio legale tradizionale e perdere il suo pubblico naturale, oppure sembrare “simpatico sui social” e perdere credibilità nel momento in cui qualcuno deve davvero fidarsi di te per una causa.
Il brand di Andrea doveva stare in mezzo, senza scivolare né da una parte né dall’altra. Che non è una posizione comoda. È una posizione che si costruisce, o non esiste.
LA DIREZIONE STRATEGICA
L’obiettivo non era fare un brand “accessibile”. Era costruire un’identità che rendesse Andrea riconoscibile come il riferimento naturale per chiunque lavori online e abbia bisogno di tutela legale senza che questo sembrasse né uno studio anni ’90 né un account Instagram random.
Giurinsta doveva difendere le idee degli altri con la stessa energia con cui quelle idee vengono create.
IL CONCEPT
Il cuore visivo è una parrucca da avvocato anglosassone resa in pixel art. Non è un dettaglio decorativo: è la sintesi di tutto il posizionamento in un solo segno. Tradizione giuridica e cultura digitale nello stesso pittogramma, senza che uno dei due annulli l’altro.
La scelta della pixel art non è nostalgia. È il codice visivo di chi è cresciuto su internet, di chi capisce che le idee digitali hanno un valore reale e che difenderle è una cosa seria — anche se il modo per dircelo può essere ironico.
IL SISTEMA
La palette lavora su tre colori principali saturi — magenta, verde brillante, giallo — con nero e bianco a tenere la struttura. È una palette che funziona su Instagram come su un biglietto da visita, su una tote bag come su un’insegna. Il pittogramma cambia colore ma mantiene sempre la stessa leggibilità, il che non è scontato con un segno così caratterizzato.
Il logotipo divide visivamente “giur” da “insta” attraverso il colore: la parte giuridica e la parte digitale convivono nello stesso nome, e il brand non si sente in contraddizione con se stesso nemmeno per un secondo.
Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è la chiarezza nel processo: ogni fase era ben strutturata, con tempistiche realistiche, condivisione puntuale degli avanzamenti e massima disponibilità al confronto.
Per chi cerca una figura che unisca capacità artistiche, progettualità e affidabilità, Virna è davvero una risorsa preziosa.
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